Il lascito dell’Europa coloniale: incertezze e instabilità. Chi è indiano?

La storia dell’India di oggi è strettamente legata al passato coloniale. Il Regno Unito è stato a capo di questo Stato dal 1858 fino all’indipendenza, firmata nel 1947. I territori interessati in questa operazione di presa di potere da parte degli inglesi, oltre all’India, furono: Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Birmania. Sfortunatamente, tutti gli stati che hanno sperimentato la dominazione straniera, e la successiva decolonizzazione, nel corso della storia hanno vissuto periodi di violenza e talvolta di genocidio.

Di Giulia Barjona / 9.11.2021

Quando la Corona britannica stabilì il suo dominio in India, la convivenza tra le diverse religioni era già presente da molto tempo. Le religioni che gli europei trovarono in questi territori erano l’Induismo, l’Islam, il Sikhismo e il Buddismo, a cui gli inglesi aggiunsero il Cristianesimo. Attualmente, l’India è una delle nazioni con la più alta densità di popolazione al mondo. Nel suo territorio ospita una grande varietà di culture e religioni. Dal 2019 l’equilibrio della popolazione è stato devastato.

Una nuova legge ha creato agitazione tra gli abitanti che hanno reagito, di conseguenza, creando  diverse fazioni. Il “CAA” (Citizenship Amendment Act) è un codice di nazionalizzazione, emanato nel 2019 e ancora in vigore, che consente ai cittadini di Pakistan, Bangladesh e Afganistan di rifugiarsi in India per sfuggire alle persecuzioni religiose. Se da un lato questa legge facilita l’ottenimento della cittadinanza, dall’altro è valida per tutte le religioni tranne per i musulmani. Questo significa che la nazionalità indiana sarà data a tutte le minoranze religiose come sik, buddisti, giainisti, parsi e cristiani ma non a una parte della popolazione che conta 200 milioni di persone.

Da un alto, questa legge consente anche a chi è già abitante dell’India di essere finalmente riconosciuto come cittadino. Dall´altro, purtroppo, essere presenti sul territorio nazionale da lungo tempo non fa avere a tutti il diritto alla nazionalità indiana. D’altra parte, la decisione presa dal governo di estrema destra ha scatenato una forte protesta che ha creato una frattura di opinione e di azione tra indù e persino musulmani. I punti toccati da questo dibattito sono soprattutto tre.

In primo luogo, il potere dovrebbe essere neutrale nei confronti delle diverse religioni, ma la “CAA” non trasmette questa idea. La violenza contro i musulmani è sempre in prima pagina sui telefoni dei cittadini (i cellulari sono il mezzo più usato per l’informazione). Ci sono già stati altri casi in cui gli indù sono stati favoriti e si è assistito alla distruzione della cultura musulmana. Si pensi, ad esempio, al permesso che è stato concesso per costruire un luogo di culto su una moschea distrutta dagli estremisti indù.

In secondo luogo, l’ondata anti-musulmana non nasce solo dalla Corte Suprema ma anche dal basso. Tra la popolazione c’è anche chi suggerisce ai musulmani di rifugiarsi in Bangladesh, Pakistan e Afghanistan se non si sentono al sicuro in India. L’odio si genera anche in una condizione di superiorità raggiunta dalle cerchie musulmane più estremiste. Per alcuni indù, questi ultimi si percepiscono più forti degli indigeni a causa della loro numero. 

In terzo luogo, ci sono coloro che sono completamente contro la legge e fanno notare che l’India è già una nazione sovraccarica. Permettendo agli stranieri di insediarsi nel territorio, quindi, si andrebbe troppo oltre, creando una situazione impossibile da gestire.

Qual è il punto di vista delle persone toccate da questa legge? Stanno reagendo? In che modo?

Nonostante i linciaggi quotidiani e le persecuzioni promesse da uno dei leader dell’induismo, i musulmani non hanno paura. Allo stesso modo, hanno deciso di non prendere una posizione forte o di organizzarsi per affrontare al meglio questa sfida. Tuttavia, queste non sono le uniche motivazioni. Occorre tenere in considerazione anche le importanti divisioni che derivano dalla frammentazione della popolazione in caste e dalle caratteristiche regionali molto marcate. Inoltre, per risolvere i problemi, i musulmani preferiscono mantenere un comportamento più tranquillo e sopportare silenziosamente prima di essere realmente minacciati. In questa situazione confidano nella forza della Costituzione e nei propri documenti familiari per dimostrare di essere in India da molto tempo, sapendo che la polizia e la magistratura sono contro di loro.

Bisogna allora domandarsi: perché l’attuale governo di Modi ha deciso “solo” ora di cacciare i musulmani dall’India o di rendere loro la vita impossibile? Alcuni ritengono che la ragione sia da ricercare nell’ingente debito economico e nel mancato risanamento causato dalle elezioni presidenziali.

Come tutti sanno, l’India è un paese molto povero, dove la ricchezza è nelle mani di certe caste. Allo stesso modo, fino agli anni ’40 questa nazione era sotto il controllo del Regno Unito. Tutte le persone che sono arrivate in India prima della decolonizzazione del 1947 sono indiane? Definire e descrivere l’identità di un paese non è mai troppo facile, soprattutto quando è stato sotto al dominio coloniale per due secoli. D’altra parte, una cosa è certa: le diverse religioni convivono da molto tempo e hanno sempre avuto dei litigi tra loro. In passato, tuttavia, il nemico comune era “il dominio della regina Vittoria”. Oggi non ci sono più colpevoli: bisogna trovare un “cattivo” da sconfiggere per tenere insieme tutti i pezzi di un Paese che sta crollando. La sovrappopolazione, una vecchia gerarchica al posto di comando, la povertà e la nuova forma di sfruttamento compongono un equilibrio precario di una nazione in via di ripresa. Nello stesso tempo, l’India rifiuta l’idea di aprirsi ad un modello estero, l’estrema destra al potere conferma questa non volontà.

In conclusione, come è possibile riequilibrare le diverse storie di questo Paese?

Autrice

Giulia Barjona (Italia)

Lingue: Italiano, inglese e francese. 

Studi: Laureata in Scienze pedagogiche 

L'Europa è... un'immensa fonte d'ispirazione e di scoperta.

Author: alessandra

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