Arrestato il finanziatore del genocidio in Ruanda

Il 16 maggio 2020 è stato arrestato Félicien Kabuga. Durante gli anni ’90 aveva diffuso l’odio e finanziato gli atti violenti nei confronti della popolazione Tutsi.

Di Giulia Barjona / 26.05.2021

Félicien Kabuga è stato arrestato in Francia all’età di 84 anni, la sua fuga durava da 24 anni. Sulle sue tracce c’erano le autorità mondiali, come l’Interpol. Il fuggitivo è stato dichiarato in stato di arresto nel 1997. In particolare, gli Stati Uniti avevano offerto una ricompensa di 5 milioni di dollari in caso di cattura. Perché allora è stato così difficile catturare Kabuga?

Prima del genocidio le popolazioni Tutsi e Hutu hanno coabitato per secoli. Il fanatismo di certe persone ha creato le condizioni per l’avverarsi della catastrofe.

All’inizio Kabuga era uno degli uomini più ricchi del paese. Era proprietario di negozi e attività commerciali come la minuteria e l’esportazione del tè. In più, uno dei suoi figli è sposato con la figlia dell’ex-presidente.

Successivamente, ha fondato due istituzioni grazie alle quali è riuscito a gettare le basi per il genocidio. La prima era la radio-televisione delle 1000 colline che ha riprodotto messaggi di violenza contro i Tutsi. Le trasmissioni erano soprattutto diffuse nei quartieri abitati da questa etnia. I massacri sono stati compiuti dalla milizia, seconda istituzione sostenuta dall’accusato. Questo significa che le azioni violente, derivanti dall’estremismo Hutu, erano sostenute dalle più ricche classi sociali del Ruanda.

Malgrado i legami confermati tra Kabuga e il genocidio, è stato però difficile catturarlo. È stato aiutato a nascondersi dai suoi undici figli e dalle autorità del Kenya, luogo in cui si è rifugiato dopo aver lasciato il Ruanda. Qualche anno più tardi Kabuga ha cercato di entrare in Svizzera ma gli è stato impedito. La sua fuga è terminata in Francia.

Attualmente bisogna attendere la procedura giudiziaria per capire quale sarà il suo destino. Infatti, il suo futuro sarà differente nel caso collaborasse. Tuttavia, in questa situazione è molto difficile che un qualsiasi accusato condivida informazioni e ammetta la sua colpevolezza.

Altre informazioni, però, possono essere utili al fine di una migliore comprensione di come nascono e si sviluppano eventi di una così grande importanza mondiale e umana.

Se da un lato Félicien Kabuga è stato arrestato, dall’altro altri 2 responsabili del genocidio restano latitanti, uno dei quali è un membro della guardia presidenziale che viene tenuto nascosto dallo stato del Sudafrica.

Come è stata accolta questa notizia dal pubblico? La stampa e internet hanno dedicato molti articoli/pagine alla storia e all’arresto di Félicien Kabuga. Per contro, in televisione e sui social l’evoluzione di questa narrazione è passata inosservata. In particolare, una delle difficoltà è stata la distanza temporale. Il Ruanda ha già avuto la possibilità di rinascere e svilupparsi di nuovo. In Europa, lo spettatore distratto può aver dimenticato le trasmissioni televisive degli anni ’90. Ugualmente, a scuola non se ne parla. La storia del XX secolo è talmente ricca di eventi, guerre e rivoluzioni che bisogna scegliere cosa insegnare. L’Africa è quindi una volta di più dimenticata.

In aggiunta, all’Europa non piace raccontare la sua colpa e il suo coinvolgimento nei fallimenti politici di questo continente. La colonizzazione e le costanti campagne militari hanno sottratto tutto quello che c’era da prendere e hanno distrutto le culture e la politica delle differenti nazioni.

Di fatti, una politica militare aggressiva e una naturale migrazione delle popolazioni creano le circostanze in cui si è obbligati a convivere in una nazione, dove si incontrano diverse culture ma senza una politica solida e tollerante.

Bisogna, dunque, domandarsi qual è la nostra responsabilità e come possiamo cambiare la situazione africana. È possibile modificare un’economia e una politica così precarie?

Abbiamo visto che il Ruanda ci è riuscito; il paese ha ricostruito la sua struttura e la sua politica ma ci sono ancora numerosi Stati che vivono una situazione difficile.

Infine, sono tante le nazioni che lottano per “svilupparsi” e per conquistare una stabilità simile alle “forme di potenza” europee, ma ci sono ancora dei paesi dove la situazione è così critica per l’economia e arrivare a raggiungere la popolazione, troppo distante sul territorio, diventa impossibile.

In conclusione, ci dobbiamo chiedere: tali Stati hanno veramente bisogno di diventare come noi? O è proprio a causa di questo “ideale” che l’Africa è un continente così instabile?

Autrice

Giulia Barjona (Italia)

Lingue: Italiano, inglese e francese. 

Studi: Laureata in Scienze pedagogiche 

L'Europa è... un'immensa fonte d'ispirazione e di scoperta.

Proofreader

Alessandra Ivaldi (Italia)

Lingue: Italiano, inglese, tedesco, francese

L’Europa è… un patrimonio culturale.

Website: https://alessandraivaldi.wixsite.com/home

Author: alessandra

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