Inno alla Gioia, l’inno d’Europa

Se dovessimo chiedere quale sia l’inno d’Europa a un qualsiasi cittadino dell’Unione Europea nato prima della caduta del Muro di Berlino, probabilmente otterremmo delle risposte molto diverse, a seconda della sua provenienza. Se per esempio questo cittadino fosse spagnolo, ci risponderebbe che è una canzone rock di Miguel Ríos che ha a che fare con l’Europa, con Beethoven e con l’idea di fratellanza tra gli esseri umani. È possibile che un cittadino di un altro Paese ricordi una melodia che pure ha a che fare con Beethoven e con la pace e il rispetto tra fratelli, anche se non si ricorda esattamente il perché. Bene, queste testimonianze ci dicono già il motivo per cui l’inno d’Europa è quello che è e come definisce la nostra identità.

Di Ana Alvarez Calleja / 29.03.2021

Innanzitutto l’inno d’Europa e quello dell’Unione Europea sono lo stesso. La differenza risiede nell’ufficialità dell’inno dell’Unione Europea, la quale, in qualità di organismo internazionale con una propria legislazione, deve rispettare l’inno come simbolo in ogni atto pubblico di rappresentanza. Si ottiene così una versione ufficiale perfettamente definita, la cui registrazione, realizzata nel 1972, e riconosciuta come inno ufficiale nel 1985, può essere ascoltata e scaricata nel rispetto delle norme sul diritto d’autore sul sito dell’Unione Europea. D’altra parte, qualsiasi atto istituzionale nel quale l’Unione Europea sia rappresentata come continente (compresi Paesi che non appartengono all’Unione) può contare anche sulla riproduzione dell’inno. Ma qual è l’inno, e perché  ne esiste una versione ufficiale?

Tradizionalmente, sin dai primi raggruppamenti di Paesi europei, negli anni ’50 del secolo scorso, durante gli eventi politici o commemorativi, era usanza riprodurre un frammento dell’Inno alla Gioia del movimento finale della sinfonia Corale n. 9 di Beethoven. Talvolta, invece di questo pezzo, venivano scelte altre composizioni di origine europea, come alcuni brani della Musica per i reali fuochi d’artificio di Handel. 

Tuttavia, con il passare degli anni, la melodia di Beethoven è diventata la più frequente. Per questo motivo, una volta costituita l’Unione Europea, quando fu il momento di adottare un inno ufficiale, si decise che la melodia principale e più nota della Nona di Beethoven avrebbe assolto a questo compito. 

Due criteri per la scelta di questa melodia furono la frequenza con la quale veniva riprodotta e il facile riconoscimento da parte della popolazione europea. Tuttavia, vennero fatte anche altre considerazioni, tenendo conto dell’origine storica della composizione e della sua posizione all’interno dei canoni culturali. Da un lato la sinfonia di Beethoven trae la sua ispirazione da un testo poetico intitolato “Inno alla Gioia” scritto da F. Schiller nel 1785, 38 anni prima della composizione del brano. Il testo originale include l’idea di fratellanza tra tutti gli esseri umani, senza specificare la loro origine, per questo lo si può ritenere riferito a tutta l’umanità. Fu così che Beethoven adottò il testo di Schiller, con delle piccole modifiche che, in ogni caso, continuano a riflettere questa idea. Però, dall’altro lato, il testo originale fu scritto in tedesco, da un tedesco, e messo in musica da un altro tedesco. Per questo motivo si decise di mantenere solo la parte strumentale, e fu commissionato un arrangiamento della melodia e la sua registrazione al grande maestro (sempre tedesco) H. von Karajan. 

L’adozione di questo inno fu causa di altri dilemmi e dubbi, correlati al suo significato, soprattutto dal punto di vista politico. L’Inno alla Gioia (brano musicale con testo), sia con il testo originale, sia con le diverse modifiche, fu utilizzato da diverse ideologie, compresi alcuni regimi autoritari: dal nazismo in Germania al comunismo in Russia, o come inno nazionale di Paesi in cui l’apartheid era una pratica comune durante il periodo post-coloniale.

Per questo motivo, la decisione di adottarlo come inno ufficiale europeo negli anni ’80 non fu facile. (Ad esempio di questo, il carico di significato dell’interpretazione della versione beethoveniana dell’Inno che fu eseguita a Berlino dall’Orchestra Filarmonica di Berlino, diretta da Leonard Bernstein, in occasione della celebrazione della caduta del Muro, con la sostituzione della parola “allegria” con “libertà”). Inoltre, uno degli argomenti a favore dell’elezione del brano di Beethoven come inno fu anche uno degli argomenti contrari, ossia il significato che la sinfonia, e più nello specifico il suo quarto movimento, assume vista la sua origine determinata dalla figura di Beethoven. Da un lato si potrebbe pensare che Beethoven fosse uno dei primi compositori, se non il primo, a rivendicare la propria sinfonia come artista-genio nella società illuminata dell’inizio del XIX secolo. Questa idea è stata alimentata dalla storia del cosiddetto “mito di Beethoven”. Dall’altro lato Beethoven non è visto come una figura così trasgressiva, poiché, in fondo, la sua attività era praticamente legata ai mecenati delle classi più alte della società. Tutto ciò ha fatto sì che il significato dell’Inno alla Gioia come brano musicale sia stato considerato rivoluzionario, ma all’interno del conservatorismo.

In ogni caso, l’inno dell’Europa funge da elemento di identità e creazione di comunità in tutti gli angoli del continente. Insieme alla bandiera, rappresenta il rispetto tra i membri dell’Unione e lo diffonde al di fuori dei suoi confini. Sebbene non si debbano fare congetture sulla rilevanza identitaria che potrebbe avere per gli europei, è molto probabile che il suo riconoscimento si trovi in ​​qualche angolo di ognuno di noi, direttamente o indirettamente, attraverso quella canzone da discoteca o quella campagna pubblicitaria nella quale viene invocato lo spirito europeo di Beethoven.

BIBLIOGRAFIA:

Buch, E., & Miller, R. (2003). Beethoven’s Ninth: A political history. Chicago and London: The University of Chicago Press.

Fornäs, J. (2012). Anthem. Signifying europe (pp. 149-203). Bristol: Intellect.

Autrice

Ana Alvarez Calleja (Spagna)

Studi e lavoro: insegnante di storia della musica e musicologa

Lingue: spagnolo, inglese, francese e un po' di olandese

L'Europa è... varietà culturale all'interno di un territorio comune.

Traduttrice

Beatrice Marchesini (Italia)

Studi: Interpretariato e Traduzione

Lingue: italiano, inglese, russo, spagnolo

L’Europa è… la mia casa. 

Author: alessandra

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