La rivincita del mercatino dell’usato e del ‘‘brutto’’

Globalizzazione della moda o opportunità mondiale per reinterpretarla secondo un gusto etnologico e sociale?

Di Giulia Barjona / 17.09.2020

La globalizzazione mondiale ha raggiunto tutti i settori dell’industria, arrivando persino alle case di moda (grandi e piccole). A volte, può risultare difficile sfuggire a questa tendenza che diventa un’ingiunzione. In altri casi, però, la moda permette anche, a determinate categorie sociali, di emanciparsi.

L’idea della ‘‘globalizzazione del mondo’’ era già nata nel momento in cui Marco Polo visitò la Cina, quando il capitano Cook scoprì le isole ‘‘Cook’’ e quando le fabbriche orientali conquistarono l’Europa. Nello specifico, la volontà di occidentalizzare il mondo intero è una passione che non ha mai abbandonato gli europei, che avevano effettivamente tutti i mezzi necessari per poterla realizzare.

Nel corso dei secoli, gli ideali degli uomini sono cambiati, ma il desiderio di costruire un ‘‘mondo-comunità’’ ha continuato a restare nei sogni come sinonimo di potere. Del resto, conoscere e mescolare culture diverse è sempre stato un simbolo di apertura, un’inclinazione verso la conoscenza e la civiltà, verso un gruppo sociale o una categoria umana. Più precisamente, l’apertura della moda all’influenza di altre tradizioni dà la possibilità di apportare cambiamenti addirittura all’interno di un’intera società. Nel XVIII secolo, per esempio, la moda delle corti reali fu ripensata in modo da integrare nuovi colori ed immagini di origine cinese nella tradizione europea. In questo caso specifico, tutti i tessuti, i gioielli, ecc… hanno subito un brusco cambiamento con l’adozione di diverse tonalità di blu e di disegni caratterizzati da linee nere su superfici bianche. Allo stesso modo, è possibile ritrovare questo fenomeno anche nella modernità, un fenomeno in grado di creare un mix particolare di abbinamenti che ormai disturba ben poco, come accade nelle strade di Tokyo, per esempio. La capitale del Giappone, infatti, offre la possibilità di osservare giovani vestiti con abiti molto speciali, caratterizzati dall’associazione tra grandi firme della moda e la tradizione degli antenati.

D’altra parte, a partire dagli anni ‘70, la globalizzazione è diventata l’obiettivo principale di tutte le industrie e talvolta anche di ogni singolo individuo. Da un lato, i vari settori hanno premuto sull’acceleratore nella produzione delle merci; dall’altro, gli uomini hanno sperimentato, e lo fanno ancora oggi, la paura di restare indietro. Per questa ragione, la moda è diventata il simbolo della presenza nel mondo; una persona ‘‘alla moda’’ è qualcuno che ha l’opportunità di guadagnarsi un posto nella vita e nel lavoro. Essere chic diventa quindi fondamentale laddove vi è la necessità di essere riconosciuti come cittadini del mondo. Inoltre, una notevole mancanza di creatività è messa in evidenza dalle grandi case mediante l’attivazione di un piano commerciale a livello globale, volto alla vendita degli stessi abiti in tutto il pianeta. La sensazione di benessere raggiunta tra gli acquirenti ha però accresciuto la popolarità di un settore sempre pronto ad abbracciare innumerevoli novità. Queste ultime, tra l’altro, sono messe a disposizione di tutte le culture e di tutte le classi sociali sparse per la Terra. 

Tuttavia, queste tecniche di marketing non sono necessariamente apprezzate dalla maggior parte dei giovani. Le nuove generazioni, per esempio, preferiscono allontanarsi dalla moda ufficiale per inventare un proprio stile, del tutto personale. In questo senso, il rispetto conferito all’offerta delle grandi case viene ignorato o, talvolta, addirittura combattuto. Le armi utilizzate sono lo ‘‘smistamento’’ di vecchi abiti (come i ritrovamenti usciti dagli armadi delle nonne, per esempio) o l’accurata ricerca in negozi vintage dove gli abiti conservati per lungo tempo possono avere una seconda possibilità e acquisire una nuova vita. La rinascita del mercatino dell’usato sottolinea proprio questa necessità di garantire una nuova possibilità ad un oggetto che riteniamo “senza speranza”. Inoltre, l’operazione d’identificazione di un ragazzo o di una ragazza con un falso, un anello o un dettaglio ‘‘brutto’’ diventa subito simbolo del desiderio di essere riconosciuto come individuo capace e degno di esistere. I giovani moderni sono alla ricerca di un passato in cui riconoscersi così da poter essere rispettati e ascoltati dagli adulti.

In sostanza, si può dire che la moda abbia da sempre dominato ed influenzato una parte importante dell’industria e della società, anche se non sempre è stata apprezzata. 

Quale può essere, quindi, il limite che separa la moda intesa come opportunità per lo sviluppo dell’autoaffermazione e la moda intesa come negazione dell’identità personale?

Autrice

Giulia Barjona (Italia)

Lingue: Italiano, inglese e francese. 

Studi: Laureata in Scienze pedagogiche 

L'Europa è... un'immensa fonte d'ispirazione e di scoperta.

Traduttrice

Francesca Barmaz (Italia)

Studi: Traduzione

Lingue: italiano, francese, spagnolo, inglese, portoghese

L’Europe è… una scena multicolore dove le differenze rappresentano un patrimonio storico, etnico e culturale.

Author: alessandra

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