DA PERSONE IN CERCA DI AIUTO A EROI: I RICHIEDENTI ASILO A MAYOTTE DIVENTANO VERI E PROPRI INNOVATORI

Tra diritti negati, discriminazione e burocrazia infinita, la vita di tutti i giorni era già sufficientemente difficoltosa per i richiedenti asilo a Mayotte, uno dei dipartimenti francesi d’oltremare più recenti, situato nell’Oceano Indiano. Le regole di isolamento molto rigide dell’amministrazione durante la pandemia da Covid-19 ha aggravato la già precaria situazione dei richiedenti asilo. Due di loro si sono adoperati per aiutare gli altri e condividere le loro storie.

Di Celina Wald, Elena Iwanski, Malek S, Pierre, Stéphanie-Fabienne Lacombe / 21.8.2020

Malek ha 30 anni, possiede un Master in Linguistica Inglese e si ritrova ad affrontare delle difficoltà che non si aspettava nel momento in cui ha deciso di richiedere asilo a Mayotte nel 2019. Lui e i suoi due coinquilini dovranno lasciare la loro stanza entro la fine del mese. A seguito del lockdown legato alla pandemia da Covid-19, non sono stati in grado di pagare la loro parte di affitto e il proprietario sembra aver perso la pazienza. Il pavimento della piccola stanza a Mamoudzou, la capitale di Mayotte, è rivestito di piastrelle dipinte. Coperte e cuscini giacciono a terra per essere usati come tre letti improvvisati per la notte. Un piccolo armadio e un divano trasandato sono stati lasciati dai precedenti inquilini venuti a chiedere asilo a Mayotte, un dipartimento francese d’oltremare. Proprio come Malek. Il giovane yemenita sta cercando di tenere duro, ma a volte è semplicemente sopraffatto dall’impatto del lockdown. “Sento di avere i giorni contati”, dice all’inizio della nostra videochiamata verso i primi di maggio.

Al momento ci sono 1.670 casi di Covid-19 confermati sull’isola. Le normative per il lockdown istituite dal governo francese hanno costretto gli abitanti dei territori d’oltremare    a rinchiudersi nelle loro case. Per i richiedenti asilo a Mayotte spesso consistono in una camera singola condivisa con altri o piccoli rifugi fatti di lamiera. 

Foto: Elena Iwanski

Mayotte: sempre più richieste di asilo

Mayotte, un’isola all’interno dell’arcipelago delle Comore tra il Madagascar e il Mozambico, è diventata un dipartimento d’oltremare francese nel 2011 e una regione ultraperiferica dell’UE nel 2014.

Data la sua posizione geografica, Mayotte sta ricevendo sempre più domande di asilo dalle Comore, ma anche dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), dal Burundi, dal Ruanda, nonché dalla Siria, dallo Yemen e dal Camerun. Nel 2018 risultano registrate un totale di 809 richieste di asilo (Rapport d’activité OFPRA 2018, Rapport d’activité Solidarité Mayotte 2018). La maggior parte dei richiedenti non era a conoscenza né della situazione precaria a Mayotte, né del rischio di rimanere bloccati sull’isola. “Credevo che avrei avuto gli stessi diritti che hanno i richiedenti asilo in altre zone dell’UE”, spiega Malek, che ha setacciato il web prima di intraprendere questa esperienza. Ciò di cui non era al corrente era la forte discrepanza tra la Francia continentale e Mayotte quando si tratta di applicazione dei diritti dei richiedenti asilo. 

Una Parte dell’UE dove i diritti dei richiedenti asilo sono ignorati

Il viaggio di Malek dallo Yemen a Mayotte è durato quasi due mesi e costato qualche migliaio di dollari. A causa delle severe regolamentazioni per gli yemeniti, avendo preso diversi voli, non aveva altra scelta se non quella di terminare via nave l’ultima tratta dal Madagascar alle Comore. “Queste 26 ore sono state le più pericolose mai affrontate nella mia vita”, descrive il viaggio su una piccola imbarcazione con 20 persone a bordo, tutte speranzose di un futuro al sicuro. 

All’arrivo i richiedenti asilo erano abbandonati a loro stessi. Malek sapeva che Solidarité Mayotte, una ONG con base a Mamoudzou, era l’elemento chiave nell’organizzare il supporto ai richiedenti asilo sull’isola. Dopo essersi segnato il loro indirizzo, si rivolse al loro ufficio. Solidarité Mayotte si offre di dare una mano con le procedure burocratiche e fornisce un piccolo aiuto economico ai richiedenti asilo. Gestiscono anche delle strutture ricettive di accoglienza, malgrado siano insufficienti per il numero delle persone che arrivano. “Praticamente ho fatto tutto da solo”, riporta Malek, che inizialmente ha trovato rifugio in una moschea dove è rimasto per i primi 15 giorni. 

In teoria, la legislazione in materia di asilo a Mayotte e nella Francia continentale dovrebbe essere la stessa. In Francia i richiedenti asilo registrati hanno diritto a un alloggio, al supporto finanziario, all’assicurazione sanitaria e possono fare domanda per un permesso di lavoro dopo 6 mesi. Nella pratica quelli di Mayotte sono privati automaticamente dei loro diritti: l’alloggio non viene assegnato dalle autorità e affittare una stanza è spesso impensabile senza dei documenti. I permessi di lavoro sono di fatto inaccessibili e il sistema di supporto economico sull’isola non esiste. Solidarité Mayotte ha già denunciato questa situazione disastrosa nel primo report delle attività dal 2008. Non è cambiato nulla da quella data (Report of France Terre d’Asile 2019). 

Ottenere i documenti: una procedura macchinosa

Pierre, un rifugiato politico del Burundi, arrivato a Mayotte nel 2017, ha trovato anch’egli rifugio in una moschea prima di trovare un altro posto in cui stare. Avendo già passato qualche anno a Mayotte, afferma: “Nella fase iniziale devi cavartela da solo e chiedere aiuto ai tuoi connazionali”. “Non arrenderti” era diventato il suo mantra in quel periodo. A Malek e Pierre non è stato negata solo l’assistenza, anche l’iter burocratico è stato reso più difficile rispetto alla terraferma. Ci è voluto quasi un anno prima che Malek ottenesse la sua prima udienza con l’OFPRA, l’Ufficio Francese per la Protezione dei Rifugiati e degli Apolidi. L’OFPRA è responsabile di tutte le domande di asilo inviate all’amministrazione dipartimentale, sia continentale che oltreoceano. Tuttavia, a Mayotte OFPRA non ha una sede permanente. Di conseguenza, Malek ha dovuto aspettare che la delegazione dell’OFPRA arrivasse a Mayotte per la loro missione d’inchiesta. 

“Chiedo al governo francese di aiutare le persone a Mayotte e di perfezionare la procedura di domanda, in modo che non debbano aspettare così a lungo per ottenere i loro documenti”, ribadisce Pierre. Effettivamente tutto il procedimento richiede tempi di attesa lunghi, incluse continue code davanti all’ufficio della “préfecture”, l’istituzione dipartimentale adibita a gestire le registrazioni. Gli appuntamenti possono essere fissati online, ma riguardano solo il giorno, non un orario definito, il che comporta arrivare con largo anticipo e fare la fila per essere ascoltati.

Inoltre, visto che trasmettere i documenti online è impossibile, può essere necessario ripetere questa procedura diverse volte se manca qualcosa nella documentazione. Oltretutto, dati i problemi pratici, come ad esempio i blackout, non è raro che i colloqui tanto attesi con la Corte Nazionale per il Diritto d’Asilo (CNDA) vengano annullati all’ultimo minuto. Queste udienze avvengono tramite videochiamata, dato che anche questo ente non ha una presenza stabile a Mayotte.  

Foto: Elena Iwanski

Come occupare il tempo: pazienza e azione

Per Malek questa procedura ha significato undici mesi di insicurezza, durante i quali egli non aveva il permesso di lavorare. Per i primi sei mesi in cui un caso viene elaborato dall’OFPRA è infatti impossibile ottenere un permesso di lavoro, che già di per sé costituisce un lungo processo. Malek descrive questa prolungata assenza di un’occupazione utile come una “lenta morte”. È così che hanno avuto inizio il volontariato e il suo impegnarsi per il prossimo. Essendo consapevole dell’importanza e dell’assenza di sostegno emotivo e concreto nei confronti dei richiedenti asilo, adesso Malek aiuta gli altri richiedenti che raggiungono Mayotte. Li accompagna fungendo da traduttore all’ospedale o durante le procedure burocratiche, e aiuta ogni volta che può farlo.

Da un lato, Mayotte soffre della carenza di personale qualificato nel settore della sanità pubblica, particolarmente deficitario, e nelle scuole pubbliche sovraffollate. Per esempio, i fondi stanziati dalla Francia per ciascuno studente a Mayotte raggiungono solo i 2/3 di ciò che lo Stato spende per uno studente nel continente. Dall’altro lato, gli immigrati possiedono spesso le qualifiche accademiche necessarie per migliorare la situazione, ma non hanno il permesso di sfruttarle. Anzi, sono costretti a cercare impiego nel settore informale, esponendosi al rischio dello sfruttamento, lavorando come venditori ambulanti, lavoratori domestici o muratori nei cantieri edili. “In Yemen ero un accademico, in Mayotte vendo cipolle”, dice Pierre, che paradossalmente viene spesso accusato dai suoi clienti di aver lasciato il suo paese per sfruttare la ricchezza di Mayotte.

L’ambiente sociale di Mayotte è tutt’altro che invitante. Malek ha vissuto alcuni incontri verbalmente offensivi con gli abitanti di Mayotte, ma in generale è convinto che “i mahorais (gli abitanti dell’isola) siano buoni”. Pierre invece ha fatto altre esperienze: la sua domanda d’asilo è stata accettata e lui ha potuto trovare un impiego a Mayotte. È vittima tuttavia di comportamenti razzisti e progetta di lasciare l’isola: “Alcuni mahorais sono dell’idea che noi non abbiamo il diritto di vivere qui.” Mayotte ha il più alto tasso di disoccupazione dell’UE e i salari bassi, uniti all’alto costo della vita, mettono sotto pressione gli abitanti dell’isola. Queste difficoltà costituiscono una dei motivi per le reazioni parzialmente negative dei mahorais nei confronti degli immigrati. E come se le difficoltà a livello amministrativo e sociale non fossero già sufficienti, “nel marzo 2020 si è scatenato il caos”, afferma Malek.

Foto: Elena Iwanski

Ancora più problemi con le restrizioni causate dal Covid-19

Di fatto le rigide restrizioni imposte dalla Francia in risposta alla pandemia di Covid-19 hanno colpito più duramente la fascia di popolazione più vulnerabile a Mayotte. Il 40% della popolazione vive in baracche di lamiera e l’accesso alle infrastrutture sanitarie non viene assicurato. Il 30% delle case non ha acqua corrente. Per i richiedenti asilo la situazione è particolarmente spinosa. Le rigide misure contro il Coronavirus del Presidente Macron privano le persone della possibilità di procurarsi un proprio guadagno giorno per giorno, il che rende il rispetto delle stesse regole pressoché impossibile. Come precisa Malek, “Fuori imperversa il Coronavirus, dentro ci perseguita il virus chiamato fame. La differenza fra i due sta nel fatto che il Covid-19 uccide soprattutto persone attorno ai 55-60 anni di età, mentre la povertà e la fame non distinguono gli individui in base all’età. E comunque non toccano né i politici né i cittadini benestanti, per cui questi problemi vengono sistematicamente ignorati.”

Pierre commenta in questo modo l’incapacità delle autorità francesi: “Si tratta di ingiustizia! Il governo sa della nostra esistenza fin dalla nostra registrazione come richiedenti asilo. Ma certe persone vengono facilmente dimenticate.” I richiedenti asilo infatti sono stati dimenticati durante la pubblica distribuzione dei beni alimentari. Non manca la polizia sull’isola e l’infrazione delle regole di confinamento può quindi comportare il rischio di una pena pecuniaria. Malek osserva: “La maggior parte delle persone rispetta il confinamento, ma c’è chi non lo fa. Non possono rimanere a casa con le mani in mano, rassegnandosi al proprio destino.”

Così come Malek, anche Pierre ha deciso di dare una mano. Con l’aiuto di amici e parenti all’estero, ha costruito una rete internazionale con lo scopo di raccogliere soldi per comprare generi alimentari da distribuire fra i bisognosi. “Le persone avevano perso la speranza, ma questa operazione di soccorso gliel’ha restituita. Ora possono tornare a vivere, e tutto grazie all’aiuto di persone che nemmeno conoscono. Per loro è stato come un miracolo.” Essi però rimangono dipendenti dall’aiuto di Pierre e della sua rete, perlomeno per tutta la durata del lockdown. L’azione di soccorso ha raggiunto molti richiedenti asilo all’ultimo momento, ma i problemi fondamentali restano gli stessi. Mentre il Presidente Macron revoca lentamente le restrizioni sulla terra ferma (e una settimana dopo anche a Mayotte), il Covid-19 ha ulteriormente inasprito le ineguaglianze già esistenti.

Foto: Elena Iwanski

“Non siamo venuti a Mayotte per divertirci. Abbiamo abbandonato le nostre patrie, perché là dovevamo affrontare molti problemi. Per salvare le nostre vite dovevamo lasciarci alle spalle la nostra vecchia esistenza.”, spiega Pierre, che proseguirà con la distribuzione dei generi alimentari fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata.

Anche Malek continua con la sua attività volontaria di traduttore, mentre attende una decisione positiva da parte dell’OFPRA e che la sua famiglia lo raggiunga. “La connessione Internet nei paesini in Yemen è così cattiva, che non riesco nemmeno a fare una videochiamata per vedere mia moglie e mia figlia.”, racconta. La sua più grande speranza sarebbe di stabilirsi in maniera definitiva e avere un lavoro: “Non importa se sarà in Mayotte, sull’isola La Riunione o sulla terraferma in Europa. Tutto ciò che voglio è vivere in pace.”

Poco prima di dover lasciare la sua stanza, Malek ha per fortuna trovato un’altra sistemazione provvisoria. Non è che un’altra stanza in un seminterrato, ma è comunque a un prezzo abbordabile e gli garantisce un tetto sopra la testa: un barlume di speranza nei tempi più bui.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato da thenewfederalist.eu, il giornale della Gioventù Federalista Europea, i cui contenuti vengono ugualmente pubblicati in francese, inglese e tedesco.

Ulteriori informazioni:

http://www.mayotte.gouv.fr/Politiques-publiques/Sante/CORONAVIRUS-COVID-19/Point-de-situation

https://web.archive.org/web/20160304200111/http://www.outre-mer.gouv.fr./IMG/pdf/DPMayotte_old-2.pdf

https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:353:0005:0006:EN:PDF

http://www.migrantsoutremer.org/IMG/pdf/bilan_solidarite-mayotte_2008.pdf

https://www.defenseurdesdroits.fr/sites/default/files/atoms/files/rap-mayotte-10.02.20-4.pdf

https://www.defenseurdesdroits.fr/fr/communique-de-presse/2020/02/le-defenseur-des-droits-salarme-de-la-situation-des-droits-a-mayotte

https://lejournaldemayotte.yt/wp-content/uploads/2018/02/synthese-livre1-Education-Cesem.pdf

https://ec.europa.eu/eurostat/cache/RCI/#?vis=nuts2.labourmarket&lang=en

https://www.insee.fr/fr/statistiques/3713016#consulter

https://www.insee.fr/fr/statistiques/4492938

http://www.mayotte.gouv.fr/Politiques-publiques/Sante/CORONAVIRUS-COVID-19/Actualites/Le-18-mai-2020-evolution-dans-la-strategie-de-confinement

Traduttrice

Arianna Bordi (Italia)

Studi: Laurea magistrale in Editoria e comunicazione visiva e digitale

Lingue: Inglese e francese

L'Europa è… casa ovunque.

Traduttrice

Alessandra Ivaldi (Italia)

Lingue: Italiano, inglese, tedesco, francese

L’Europa è… un patrimonio culturale.

Author: alessandra

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