Volontario a Calais: aiutiamo i rifugiati!

Per molti anni un gran numero di migranti ha atteso a Calais, in condizioni di incredibile precarietà, sperando di avere l’opportunità di attraversare il canale della Manica. Antoine ha deciso di passare le sue vacanze con l’associazione umanitaria Utopia 56 per aiutare queste persone. Ora vuole condividere con noi l’esperienza cui ha preso parte.

Di Antoine / 09.03.2019

Antoine ha preso questa decisione perché desiderava uscire da Parigi, scoprire cose nuove e soprattutto rendersi utile! Era già stato volontario presso Utopia 56 in Parigi (un’organizzazione che offre aiuto ai rifugiati) e sapeva che l’associazione era anche impegnata a Calais. Ha pensato quindi: perché no?

Il 24 ottobre 2016 il campo profughi a Calais è stato distrutto dalle forze dell’ordine. Ma ciò non significa che in questo luogo oggi non ci sia più nessuno. Dopo tutto, i migranti hanno tentato di raggiungere l’Inghilterra sin dalla caduta del muro di Berlino. I rifugiati si nascondono nella regione, perlopiù riunendosi in gruppi della propria etnia. C’è una marea di eritrei, afghani, somali…

Sfortunatamente Calais non è l’unico posto che abbia assistito a un tale afflusso di rifugiati. C’è anche l’ampio campo di Grande-Synthe vicino a Dunkirk, abitato soprattutto da famiglie.

Il 6 settembre 2018 il campo ha subito anche l’espulsione di più di un migliaio di persone. Ma questa non è una vera soluzione al problema, perché, ogni volta che vengono scacciati, poi tornano per tentare di nuovo di raggiungere l’Inghilterra.

Rifugiati sotto la pioggia ©Utopia56

Ma perché i rifugiati vengono a Calais? Le persone con cui Antoine ha condiviso una roulotte gli hanno spiegato che i migranti raggiungono Calais perché vogliono arrivare in Inghilterra. Lì è molto più semplice lavorare, affittare una casa, mandare i tuoi figli a scuola anche se sprovvisto di documenti.

Ad Antoine è stato anche spiegato che alcuni rifugiati si sono fatti una vita lì, hanno lavorato per anni e poi, un giorno, si è presentata la polizia, che ha chiesto di vedere i loro documenti e li ha rimandati indietro da dove erano venuti, ossia dall’altra parte del mondo, dove essi non conoscevano nessuno e dove non persero tempo: partirono di nuovo per tornare in Inghilterra, affrontando tutti i pericoli del viaggio. Inoltre, prima di raggiungere l’Inghilterra, alcuni avevano già provato a vivere e richiedere asilo in molti paesi europei, senza successo. Altri volevano raggiungere la propria famiglia, che già viveva in Inghilterra.

Associazioni di beneficenza A Calais ci sono otto associazioni che hanno la propria base in un magazzino. Si occupano di diversi tipi di lavori: fornire prodotti alimentari, dedicarsi all’istruzione dei rifugiati, garantire l’accesso alle cure sanitarie. La cooperazione fra queste associazioni è piuttosto semplice, vige un rapporto di compatibilità fra di esse. Proprio questo ha permesso la condivisione delle proprie competenze e l’agevolazione della comunicazione fra le associazioni.

Antoine ha potuto osservare la forte professionalità delle associazioni, per nulla ostacolata dal bisogno di gestire un gran numero di volontari. Quando lui si trovava sul posto durante l’estate, vi erano 120 volontari. In inverno, tuttavia, il numero si riduce.

I volontari nel magazzino hanno molti e diversi impegni. Cucinare, preparare il tè, fare lo smistamento delle donazioni, riparare abiti, tagliare la legna per darla ai rifugiati: il lavoro è molto vario. Ed è svolto su una scala di proporzioni enormi: preparano il tè in serbatoi da 120 litri per tutto il giorno, 20 dei volontari cucinano 1.200 pasti al giorno in una cucina che rispetta gli standard igienici professionali.
Ogni giorno molti e diversi lavori venivano proposti ad Antoine e stava a lui scegliere a cosa avrebbe voluto dedicarsi. Il magazzino ha anche bisogno di persone dotate di precise competenze: persone che sappiano rendersi utili, con conoscenze di meccanica, video editing e fotografia o che sappiano fare i parrucchieri non sono che un vantaggio per la vita all’interno del magazzino! Questa non è certo una lista esaustiva, il magazzino è aperto a ogni nuova idea!

Smistamento delle donazioni ©Utopia56

Antoine ci racconta della distribuzione di cibo e abiti fra i rifugiati insieme a Utopia 56. Le squadre erano costituite da uno fino a tre furgoni, accompagnati a un caposquadra. Vi erano cinque punti destinati alla distribuzione, con i relativi orari ai quali la distribuzione avrebbe avuto luogo.

Durante il giorno i volontari chiedevano ai rifugiati se era tutto a posto, permettevano loro di usare i propri caricabatterie per ricaricare i telefoni e offrivano kit per l’igiene e acqua. Poi parlavano, bevevano il tè e giocavano a carte mentre i telefoni si ricaricavano.

La sera, oltre a quanto avevano già fatto durante il giorno, i volontari distribuivano ai rifugiati cibo cucinato nel magazzino e vestiti. C’era un team di coordinatori che si assicuravano della gestione dei bisogni più specifici, come dare riparo alle persone più deboli, e garantivano che tutto si svolgesse senza intoppi per i volontari.

Distribuzione del cibo ©Utopia56

Ad Antoine è stato domandato se non fosse spaventato durante la sua prima distribuzione. La sua risposta è: no, assolutamente no! Prima della sua prima distribuzione ha partecipato a un addestramento di tre ore all’interno del magazzino. Prima di partire il suo caposquadra gli ha spiegato il ruolo che lui avrebbe avuto, cosa avrebbe o cosa non avrebbe dovuto fare e lo ha guidato nel corso della distribuzione. Con Utopia 56 i nuovi volontari partecipano in un primo momento soltanto alle distribuzioni diurne, che sono le più semplici, poi si occupano anche delle sessioni serali.

Antoine racconta: Nel complesso direi che distribuire cibo a chiunque esca fuori dalla foresta sia un’esperienza piuttosto sconvolgente, ma Utopia 56 si prende buona cura dei suoi volontari.

L’atmosfera con i rifugiati era fantastica. Fare amicizia con loro è facile. Innanzitutto, i caposquadra e i coordinatori del campo li conoscono bene e incoraggiano i volontari perché entrino in contatto con i rifugiati.

Prepararsi per la distribuzione ©Utopia56

Alla fine del suo soggiorno a Calais, Antoine ha insegnato a due somali il gioco di carte la bataille corse e hanno giocato tutti insieme. Comunicare è molto semplice, perché la maggior parte padroneggia l’inglese o il francese a un certo livello.

Antoine ha partecipato a una distribuzione una sera in cui stava piovendo e l’atmosfera in generale era molto meno piacevole. Poteva vederli arrabbiarsi gli uni con gli altri. Secondo quanto dicono i volontari “a lungo termine”, si ha bisogno di nervi d’acciaio per effettuare le distribuzioni di notte, in inverno, con il freddo e la neve.

La polizia Il governo francese viene pagato da quello inglese perché impedisca ai migranti di raggiungere il Regno Unito. Perciò la polizia francese fa di tutto perché i migranti abbandonino la regione. L’attuazione di tale politica prevede la demolizione di diversi campi e un serie di strategie per contrastare i rifugiati e anche i volontari che offrono loro aiuto.

Un report relativo a questo tema è stato pubblicato il 7 agosto 2018, è disponibile in inglese (qui) e in francese (qui).

Nonostante questi episodi piuttosto allarmanti e il fatto che la CRS (le forze antisommossa della polizia francese) sia intervenuta in un’occasione a causa di un furgone parcheggiato in maniera impropria di fronte al magazzino, Antoine non ha mai sentito dire da nessuno frasi come “oggi ho avuto uno scontro con la polizia”. Gli unici che abbiano veramente avuto problemi con la polizia sono i volontari a lungo termine, che hanno impieghi più complicati e “delicati”. Inoltre, tutto il lavoro dell’associazione è assolutamente legale e in realtà dovrebbe essere gestito dallo Stato francese.

Un momento di tranquillità durante la distribuzione diurna. Beviamo il tè mentre i telefoni si ricaricano. ©Utopia56

I media I media non parlano più di Calais. Perché? Quando il campo era ancora lì, i rifugiati erano ben più visibili. Ora vivono nascosti per paura della polizia, ma continuano comunque a vivere lì! Il governo sta applicando una politica che rende invisibili i rifugiati.

L’esperienza di Antoine Antoine adora l’esperienza che ha condiviso con gli altri volontari. Avevano dai 18 ai 75 anni e venivano da ogni parte del mondo! Erano inglesi, irlandesi, spagnoli, italiani, tedeschi, cechi, americani, congolesi e indiani. Un buffo aneddoto riguarda un americano che avrebbe visitato la Francia per un periodo di tre mesi: sentendo tutte queste persone parlare in inglese, decise di non ripartire mai più!

Ogni mattina tutti si radunavano nel cortile per una piccola riunione all’aria aperta per essere aggiornati sulle ultime novità e sulle istruzioni per gli impegni del giorno… e anche per fare un po’ di stretching. Dopodiché ciascuno andava per la sua strada per dedicarsi al proprio compito di quel giorno.

Nella cucina si ascoltava sempre la musica a tutto volume. Per cominciare, Antoine lavava tazze riutilizzabili tutte le mattine insieme al team catalano, quindi raggiungeva un’altra squadra. Tutti i volontari chiacchieravano gli uni con gli altri in maniera naturale. A mezzogiorno mangiavano quanto cucinato nelle loro cucine, lo stesso cibo che mangiavano i migranti. Erano piacevoli momenti di unione e condivisione.

Alla sera tutti dormivano al campo nelle loro roulotte. Ogni notte veniva organizzata una piccola festa qua e là. I volontari si scambiavano inviti a cena nelle rispettive case, regnava un’atmosfera di amicizia.

Antoine dormiva in una roulotte con due volontari inglesi che vivevano lì da più di un anno e una ragazza da Hong Kong che era a Calais da quattro mesi. Erano molto ospitali con lui!

La disponibilità a offrire il tuo tempo per aiutare gli altri è parte integrante della vita di un volontario, per cui ci si aiutava a vicenda. Un esempio di questa solidarietà è rappresentato da un volontario che ogni mattina chiedeva a tutti nel magazzino se volevano del tè o del caffè e poi glielo portava.

Ciò che Antoine ha portato con sé, di ritorno da Calais, è tanta motivazione. Ha portato il suo spirito di volontariato al ramo parigino di Utopia 56.
Ha poi deciso di unirsi ai team che si occupano dell’emergenza abitativa e delle comunicazioni, lavorando da casa su una variegata serie di mansioni, come organizzare conferenze informative all’interno delle università e incontri fra i futuri padroni di casa e i nostri volontari, o aiutare nella progettazione del nostro nuovo sito internet.
Ha anche chiesto a tutti i suoi amici di organizzare conferenze di Utopia 56 nelle loro scuole per accrescere la visibilità dell’associazione.

Ecco qui le otto associazione che agiscono dal magazzino:

L’Auberge des Migrants

Refugee Community Kitchen

Help Refugees

Mobile Refugee Support

Refugee Women’s Centre

Refugee Info Bus حافلة المعلومات للاجئين مسیر راهنمای پناهندگان

SALAM Nord/Pas-de-Calais

UTOPIA 56 (con la quale Antoine ha collaborato a Calais)

Author Antoine (France)

Translator

Alessandra Ivaldi (Italia)

Lingue: Italiano, inglese, tedesco, francese

L’Europa è… un patrimonio culturale.

Questo articolo è tradotto anche in Bosanski - Hrvatski - Srpski, Français, Malti, Română, [Main Site] e македонски.

Author: alessandra

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