Il movimento Stop-Brexit nel Regno Unito: un’intervista con una Supergirl europea

Madeleina Kay è un’attivista pro-Europa nel Regno Unito, nota per il suo personaggio di super donna europea sui social media. Attualmente è impegnata nella campagna di “People’s vote”, relativa all’accordo sulla Brexit, nella speranza di fermare la Brexit nel Marzo 2019.

Di Sarah Robinson / 23.03.2019

Che cosa significa l’EU per te?

Sono nata come cittadina dell’Europa. Sono nata con i suoi diritti. Il pensiero che questi stanno per essere portati via da me mi indigna. Ma questo non riguarda solo me, riguarda tutta la mia generazione e l’intero paese. L’idea delle frontiere, l’idea per cui le persone geograficamente più vicine siano più importanti, o abbiano un valore maggiore, non mi piace. L’UE è una celebrazione delle diversità culturali. Questa supporta le identità nazionali, finanzia gli interessi culturali e ci incoraggia a condividere queste esperienze culturali e a lavorare in modo cooperativo. Come singola persona ottieni molto di più quando lavori con altri e come istituzione, o paese, ottieni molto di più lavorando con altri stati. Sei parte di qualcosa di più grande e quindi sei più potente. Se ce ne andiamo non avremo più voce in capitolo sulle leggi o sui processi di decisioni internazionali.
Entrambi i miei genitori sono docenti universitari e i loro studenti lascerebbero una stanza nella nostra casa, il che mi ha dato una prospettiva internazionale sin dalla giovane età. Mi ha dato la prospettiva che la libertà di movimento è una cosa molto buona e positiva perché contribuisce alla nostra diversità culturale.

Qual è la tua opinione sulla campagna di “People’s vote”?

La campagna per fermare la Brexit e ottenere i voti delle persone non è la campagna di un solo partito politico. È gestita da un’organizzazione indipendente ed è capitanata da alcuni membri del parlamento appartenenti ai partiti principali, che si stanno ribellando, ma non è partitica. Il problema è che le persone che guidano la campagna sono le stesse che hanno guidato la campagna per restare, nel periodo precedente al referendum. Per quanto mi riguarda, loro stanno continuando a seguire un strategia fallita, il che è davvero frustrante.

Da dove deriva la tua frustrazione? Ha a che fare con i principali partiti politici o con un’altra fonte?

Non mi faccio coinvolgere dai partiti politici di proposito. Non sono un’attivista e credo con passione nelle coalizioni, nei partiti che lavorano insieme. Nel Regno Unito abbiamo questo assurdo sistema bipartitico per cui passiamo da un estremo all’altro ed è molto tribale. Al momento il problema è che non c’è un partito d’opposizione quando si parla di Brexit. Gli unici partiti che si oppongo alla Brexit sono i Liberal Democratici e il Partito Verde. Abbiamo bisogno di un supporto transpartitico per fermare la Brexit. I Conservatori sostengono di avere un mandato per uscire dall’UE, ma non ce l’hanno perché sulla scheda elettorale non c’era nulla di stabilito. Il referendum non era legalmente vincolante e nei referendum precedenti, dove il risultato era legalmente vincolante, era necessario che il 40% dell’elettorato votasse a favore per ottenere l’approvazione di un cambiamento costituzionale. In questo referendum ha votato a favore solo il 37% dell’elettorato, ovvero il 26% della popolazione che ha votato a favore della Brexit. Queste persone stanno determinando il futuro di tutto il paese. Theresa May ha perso la maggioranza nelle elezioni generali anticipate e adesso è supportata dal Partito Unionista Democratico, il che dimostra ulteriormente che le persone non sostengono la Brexit che il suo partito ricerca. Loro sanno che la Brexit causerà un danno economico in ogn i scenario previsto (in tutti e tre causerà dal 2% al 6% di danni al PIL, il più basso dei quali causerà un minimo di 440 sterline di perdita ogni settimana). Le persone sono state ingannate e il risultato non è valido. Questa è la giustificazione concreta per cui le persone dovrebbero votare sull’accordo finale. Il Partito Laborista parla di investimenti sul lavoro, ma non ci saranno se la Brexit causerà un danno economico in ogni scenario con conseguenti perdite di posti di lavoro e di opportunità per i giovani di lavorare e studiare all’estero. Le persone comprese nella fascia di età dai 18 ai 24 anni hanno votato per restare, quindi Jeremy Corbyn non li rappresenta. La cosa preoccupante è che il 50% dei giovani che lo supporta pensa che lui sia a favore dell’UE perché ha evitato di esprimere un’opinione. Al momento la politica del partito Laborista sembra essere a favore di un’uscita netta e decisa dall’UE (hard Brexit), con il conseguente abbandono del mercato unico, ma restando in una sorta di unione doganale, anche se nessuno sa se saranno in grado di negoziare l’accordo o no.

Qual è la tua opinione riguardo quella che viene percepita come la sindrome del “Facciamola finita”, per cui i Britannici sostengono di volere solo la fine della Brexit, a prescindere dal loro voto?

È un titolo che si sente abbastanza spesso, ma non penso che rispecchi il pensiero della maggioranza delle persone. Se pensate che procedere con la Brexit significherà fermare la pazzia degli ultimi due anni, resterete scioccati. È probabile che la Brexit si trascini per anni e che il suo impatto duri decenni. Se siete persone pragmatiche allora sapete che l’unica opzione sensata è quella di restare. L’unico modo per non sentire più parlare di Brexit è fermarla. Credo che molte delle persone che hanno votato per uscire pensassero che sarebbe stato semplice, ma nessuno sapeva quanto questo sarebbe diventato difficile e complicato.

Qual è stata la tua esperienza con il pubblico in Europa?

È uno dei miei principali destinatari. Ho avuto molto successo nell’ottenere attenzione dalla stampa europea, al contrario di quanto accaduto nel Regno Unito, per via della narrativa positiva sull’UE che cerco di promuovere. Porto sempre con me una bandiera dell’UE e parlo sempre dei benefici che l’UE porta, di cui nessuno ha parlato e di cui ancora non si parla nelle campagne elettorali nel Regno Unito. Nel corso di un seminario del Giovane Movimento Europeo (YEM) a Strasburgo, si è tenuto un dibattito sul referendum, in cui è stato chiesto se l’Europa dovrebbe riaccogliere il Regno Unito nell’eventualità di un cambio di decisione. Ciò che mi ha davvero colpito è che l’unico argomento che avevano a supporto della Brexit era il fatto che fosse l’unica cosa democratica da fare. Ho detto loro che non era nel mio discorso conclusivo, cosa che non sapevano, anche se erano molto impegnati politicamente. Loro credevano che fosse un referendum legalmente vincolante. Portare in Europa questo messaggio, sull’illegittimità del voto e sul perché dobbiamo metterlo in discussione, è molto importante.

Qual è la strategia del partito “People’s Vote”?

Ci sono due campagne da combattere. La prima è per arrivare al voto, la seconda è per vincere. Per prima cosa devono scegliere una linea in cui tentano di fare appello sia alle persone che vogliono andarsene che a quelle che vogliono rimanere, ricordandogli che le persone meritano di avere la decisione finale sull’accordo, perché è questa la cosa democratica da fare. Questo approccio è corretto, ma non ci farà arrivare alla votazione che dovremmo ottenere. Una delle principali cause per cui abbiamo perso in precedenza è il Project Fear, il progetto della paura. La campagna a favore del restare è stata guidata da politici di carriera che hanno adottato una narrativa negativa su come sarebbe stato terribile il dopo Brexit, il che è tutto vero. Ad ogni modo, le persone che hanno votato maggiormente per uscire dall’UE si trovavano in aree regionali in cui, guardando alla povertà che circondava le loro stesse vite, si chiedevano: come potrebbe la Brexit peggiorare tutto questo? Forza allora! Sono state vendute delle bugie a queste persone, l’UE era il capo espiatorio, hanno giocato la carta dell’immigrazione e promesso un futuro roseo con più soldi a disposizione per il Servizio Sanitario Nazionale e le persone ci credono ancora, anche se è stato provato che è tutta una bugia. Loro hanno votato per la speranza, per un futuro migliore. Non sono arrabbiato con loro, sono arrabbiata con le persone che hanno causato questo inganno. Dobbiamo far capire a queste persone che sono state ingannate e la speranza di un futuro migliore esiste all’interno dell’UE, in particolare in una UE riformata. Voglio informarli ed educarli su ciò che l’UE ha fatto per rimediare alle disuguaglianze causate da Westminister, distribuendo i finanziamenti regionali in queste aree svantaggiate del Regno Unito. È una parodia che non ti permette di sapere dove sono stati spesi questi fondi Europei. Queste sono le regioni che saranno maggiormente danneggiate dalla Brexit: noi dobbiamo fargli arrivare questo messaggio e portarli a cambiare il loro voto. Abbiamo già visto alcuni movimenti nei sondaggi per cui le donne e le madri che hanno votato per lasciare, e i giovani che hanno raggiunto l’età per votare sono più favorevoli all’Unione europea in maniera naturale, perché sono cresciuti con questi diritti e sono più a loro agio con le loro identità europee e il concetto di immigrazione. Sono sicura che possiamo trasformare questa cosa nel modo giusto, ma abbiamo bisogno di questa narrativa positiva, così come di una narrativa cautelativa.

Quali sono le reazioni generate dal tuo attivismo che ottieni per le strade?

Totalmente miste. Ogni persona è completamente diversa dall’altra. Odio l’idea che la Brexit abbia causato questa divisione nazionale. Ci sono così tante sfumature di grigio e noi abbiamo bisogno di instaurare un dialogo molto più costruttivo sulle ragioni dietro al voto delle persone e su quelle che sarebbero state le loro speranze, senza le bugie e il sarcasmo che abbiamo visto. Persone più anziane di me mi hanno detto che non sarà così male come penso, anche quando faccio notare che il PIL britannico ha già subito il 2.1% di danni. Queste persone possono essere completamente ostinate e non riuscirai mai a fargli cambiare idea. Altri, invece, sono molto più inclini al cambiamento. Molte persone non sono coinvolte e per loro non è importante. Non sanno quali sono i vantaggi dell’adesione all’UE, quante istituzioni, organizzazioni, programmi, persino leggi a vantaggio delle nostre vite provengono dall’UE. Vado in giro per il Regno Unito con i miei opuscoli informativi e i manifesti con le ragioni per rimanere per informare le persone a riguardo. È importante che le persone sappiano, così potremo ottenere un voto consapevole sull’accordo finale. È qui che i miei manifesti luminosi e colorati possono diventare molto utili per far riflettere le persone. Sono molto semplici e tangibili e permettono alle persone di vedere il collegamento tra quello che l’UE fa e le loro vite. Altre persone possono arrabbiarsi e gridare, con la volontà di causare problemi, ma questo è un problema per la polizia. È ingenuo pensare che tutti quelli che hanno votato per la Brexit abbiano votato per la stessa cosa o per le stesse ragioni, o che abbiano ancora la stessa mentalità che avevano prima del referendum.

Hai ottenuto molta popolarità tra la stampa europea: ora hanno una visione corretta della Gran
Bretagna? Sono sorpresi nel vedere qualcuno come te che fornisce una narrativa alternativa?

Penso che siano sorpresi. Lo scorso Dicembre ho lavorato a un progetto, collezionando lettere di solidarietà nel Regno Unito, per un periodo di sei mesi, tutte indirizzate ad anonimi amici Europei.
Lo scopo era mostrare che ci sono persone che fanno delle campagne contro la Brexit nel Regno Unito e che vogliono creare legami umani attraverso i confini. Abbiamo portato le 1000 lettere a Bruxelles e abbiamo avuto un incontro con Guy Verhofstadt, dove abbiamo ottenuto una buona copertura mediatica da parte della stampa. La reazione che abbiamo ricevuto quando stavamo distribuendo le lettere alle persone nel mercatino di Natale a Bruxelles è stata molto interessante. Le persone che lavorano al parlamento sembravano grate per quello che avevamo fatto ed erano felici del fatto che stessimo cercando di trasmettere il messaggio. Quelli che non erano politicamente coinvolti non avevano capito che era in corso una campagna contro la Brexit e non si erano accorti di quanto fosse esigua la maggioranza, credendo che il Regno Unito fosse felice del risultato. Ho trovato molto utile l’avere una conversazione con queste persone.

Pensi che avverrà la Brexit?

Questa domanda viene posta molte volte. La realtà è che se vogliamo fermare la Brexit abbiamo bisogno del supporto pubblico, più supporto possibile, e abbiamo bisogno di persone che credono che possa essere fermata. È una questione di fede e fiducia. Più persone portano il messaggio all’esterno, più è probabile che riusciremo a fermarla. Abbiamo bisogno della volontà delle persone per fermare la Brexit. Non penso che si possa mostrare alcun dubbio in quella situazione. È come per un venditore: devi avere fiducia al 100% nell’attivismo. È per questo che sin dall’inizio ho costruito l’immagine di superdonna europea: è un personaggio che rappresenta un baluardo di speranza e positività per la campagna a favore del restare, del fermare la Brexit. Non sono davvero un super eroe. Personalmente, sono più fiduciosa che mai sul fatto che si possa fare. Deve essere fermata, può essere fermata e sarà fermata.

Author

Sarah Robinson (Regno Unito)

Studi: Lingua e letteratura francese e tedesca

Lingue: Francese, tedesco e inglese

L'Europa è… complessa e inestimabile.

Translator

Eleonora di Gaetano

Studi: Laurea in Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale

Lingue: Inglese, francese, russo

L'Europa è... un capitolo da iniziare.

Questo articolo è tradotto anche in Deutsch, English, Français, Malti, [Main Site] e Русский.

Author: alessandra

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