Quando delle persone muoiono perché i loro soccorritori sono sotto processo

Mentre la politica europea discute misure politiche simboliche e i populisti di destra di ogni paese cercano di far approvare le espulsioni e prevenire l’immigrazione, centinaia di persone continuano a morire nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa per mare. I soccorritori civili fanno del loro meglio per prevenire tutto ciò e per questo vengono sempre più criticati e criminalizzati. Abbiamo parlato di questa difficile situazione con Claus-Peter Reisch, il capitano della nave Lifeline.

Di Anja Meunier / 24.7.2018

Claus-Peter Reisch, capitano della nave Lifeline

Claus-Peter Reisch, capitano della nave Lifeline.
Foto: Anja Meunier

La Lifeline è una nave di salvataggio dell’ONG per il soccorso in mare MISSION LIFELINE, il cui equipaggio soccorre coloro che rischiano di morire nel Mediterraneo. Dopo che, nel giugno scorso, la nave ha preso a bordo 234 persone, l’Italia e a seguire anche Malta hanno impedito l’approdo ai propri porti. Solo dopo cinque giorni è stato permesso alla nave di sbarcare a Valletta, la capitale di Malta, ma subito dopo sono stati avviati procedimenti legali contro Claus-Peter Reisch e la nave è stata sequestrata. Abbiamo incontrato il signor Reisch a Monaco di Baviera durante la manifestazione “Ausgehetzt”.

MH: Mr Reisch, la sua nave Lifeline in questo momento è bloccata a Malta e non può salpare. Come mai?

Reisch: Non è solo la nostra nave a essere bloccata a Malta e impossibilitata a salpare, ma tutte e tre le navi che sono normalmente stazionate a Malta non hanno il permesso di ripartire. In primo luogo perché le autorità del traffico maltese lo impediscono, e poi perché la nave è stata sequestrata in quanto prova nel processo contro di me. In fin dei conti si tratta solo della validità di un certificato, il quale né è scaduto né è un falso. Niente ha più senso a questo mondo ormai. Di soccorrere le persone in mare non si parla più e questo è ciò che in realtà più mi interessa.

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Soccorritori e rifugiati su un gommone . Foto: Danilo Campanilla / Mission Lifeline

MH: In questo momento ci sono altre navi civili che si occupano di soccorrere i migranti nel Mediterraneo?

Reisch: Ci sono ancora tre navi là fuori, ma sono gestite dalla Spagna e si occupano di portare i rifugiati verso la Spagna. Devono trasportare le persone su lunghe distanze, in modo da tenere le navi fuori dall’area di soccorso marittimo. Non possiamo scegliere in quali porti approdare, ci vengono assegnati dalle agenzie governative. Non possiamo scegliere dove portare le persone.

MH: Coloro che criticano i soccorsi in mare dicono che se non ci fossero queste navi meno persone affronterebbero il rischio del passaggio per mare. Lei ha notato qualche prova che possa validare questa teoria nelle ultime settimane, ora che ci sono meno navi di salvataggio in mare?

Reisch: No, l’esatto opposto. Muoiono più persone che mai. Luglio 2018 rimarrà il mese con più decessi in tutta la storia dei soccorsi in mare. Ai trafficanti non interessa se le persone sopravvivono, una volta che l’accordo è stato fatto e che hanno i soldi in tasca, la gente viene semplicemente scaricata in mare.

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Persone soccorse in mare. Foto: Hermine Poschmann / Mission Lifeline

MH: Le imbarcazioni in cui vi imbattete in mare sono spesso completamente inadatte. Perché i rifugiati accettano di salirci sopra?

Reisch: Beh, sai, queste persone non hanno mai visto il mare. Arrivano da paesi sub-sahariani, dal Sahara. Non c’è nessun mare lì, se non quello di sabbia, e a un certo punto vedono quest’enorme quantità d’acqua che non hanno mai visto prima in tutta la loro vita e lì ovviamente molti si spaventano. Se però non vogliono salire a bordo di propria volontà, sparano a due o tre di loro e così tutti gli altri salgono.

MISSION LIFELINE

L’obiettivo dell’organizzazione è quello di salvare le persone che rischiano di annegare in mare. Per questo si concentra sulla zona di mare in cui la maggior parte delle persone al mondo muore in questo momento: il Mediterraneo centrale. Con la sua nave Lifeline l’ONG pattuglia le coste libiche in acque internazionali alla ricerca di persone in difficoltà, salvandole e prendendosene cura. Coopera anche con altri aiuti e altre ONG in questo tentativo. Di conseguenza, diverse centinaia di vite sono state salvate nel 2017.

Se vuoi supportare MISSION LIFELINE puoi farlo con una donazione (IBAN: DE85 8509 0000 2852 2610 08) o acquistando un articolo nelMerchandising-Shop.

MH: Spesso viene criticato il fatto che queste persone vengano portate in Europa e non indietro verso la Libia o verso altri paesi africani. Qual è il motivo?

Reisch: Ci sono diverse ragioni. In primo luogo a noi viene assegnato un porto, il cosiddetto Port of Safety, dal centro di coordinazione dei soccorsi di Roma. Ci viene assegnato un determinato porto e dobbiamo andare lì, non abbiamo libera scelta in questo. In secondo luogo c’è la Convenzione sui rifugiati di Ginevra, che dichiara che non si possano riportare delle persone al paese di origine dal quale stanno fuggendo. Se dovessi riportare le persone in Libia, non avrei il permesso di farlo. Sarei colpevole di un reato se lo facessi. Inoltre sarebbe estremamente pericoloso per il mio equipaggio, per me stesso e per la nave se entrassi in acque libiche. C’è una guerra civile lì adesso e chi è che viaggia volontariamente verso un paese che è nel bel mezzo di una guerra civile? Anche la Tunisia è esclusa. Non c’è una guerra civile ma non è un paese sicuro. Ci sono persone lì che vengono deportate nelle cosiddette “catene di deportazione” e Amnesty International sta denunciando torture e non solo.

Die Lifeline auf dem Mittelmeer.

TLa Lifeline nel Mediterraneo. Foto: Hermine Poschmann / Mission Lifeline

MH: Le accuse contro di lei e il sequestro della Lifeline e di altre navi hanno attratto molta attenzione mediatica. Qual è il suo punto di vista sull’atmosfera che circonda i soccorsi marittimi?

Reisch: Penso che a molte persone sia stato ricordato che tanti stanno morendo in massa, lì nel centro del Mediterraneo, soprattutto per l’attuale mancanza di salvataggi indipendenti. Per inciso, questi salvano “solo” il 40% delle persone, il resto è fatto da navi mercantili e in parte anche dagli eserciti, cosa che diventerà illegale. Se non lo facciamo noi non lo farà nessun altro e la gente morirà e basta.

MH: Quali abilità sono necessarie per chi vuole essere coinvolto nei soccorso civili in mare? Di chi avete bisogno?

Reisch: Alla Mission Lifeline siamo sempre felici di accogliere macchinisti, esperti di meccanica navale, tecnici marittimi, ingegneri. Hanno un ruolo molto importante sulla nave. Gli ufficiali di rotta sono anche molto richiesti, così come paramedici, elettricisti, medici d’emergenza, chirurghi e infermieri esperti. Abbiamo soprattutto bisogno di donne a bordo, perché abbiamo spesso donne e bambini piccoli e con loro avrebbero un altro tipo di rapporto che con un medico/infermiere uomo.

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Persone soccorse in mare. Foto: Danilo Campanilla / Mission Lifeline

MH: C’è un modo per dare supporto da casa ai soccorritori per chi non ha la possibilità di intraprendere un lavoro così impegnativo?

Reisch: Innanzitutto, in ogni caso, tramite donazioni. Noi finanziamo la nave esclusivamente con le donazioni: Mission Lifeline costa €2500 al giorno. Abbiamo bisogno di una quantità relativamente grossa di diesel e abbiamo sempre qualche riparazione da fare, il che è assolutamente normale per una nave di questo tipo. Cerchiamo anche qualcuno che possa aiutarci con le relazioni mediatiche o in ufficio.

MH: Ha qualche richiesta concreta da fare ai governi, all’UE o alla politica in generale?

Reisch:Sì, sicuramente come prima cosa i soccorritori non dovrebbero essere criminalizzati. In questo momento stanno cercando di metterci all’angolo, cosa completamente impossibile. In passato io ero un uomo d’affari, non ho bisogno di guadagnare trafficando migranti, questa è una cosa che non facciamo e sono accuse infondate quelle che ci vengono mosse. Tutto ciò deve finire. Deve esserci dato uno status tale da consentirci di navigare con le nostre navi e il nostro equipaggio qualificato, questo è importantissimo. Cosa ancora più importante, dobbiamo iniziare ad affrontare le cause di queste migrazioni. Ne abbiamo parlato per 30, 40 anni, ma non è ancora stato fatto niente. Si fanno solo chiacchiere ma non si agisce mai.

Per ulteriori informazioni su come dare supporto ai soccorritori in mare clicca quihere.

Autrice

Anja Meunier (Germania)

Studi: Matematica ed Economia

Lingue: tedesco, inglese, spagnolo

L'Europa ha... bei paesi, gente interessante, un fantastico stile di vita. E ha bisogno di rimaere unita.

500px: Anja Meunier

Traduttrice

Milena Parotti (Italia)

Studia: Scienze della Mediazione Linguistica

Parla: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco

L’Europa è… casa.

Revisore

Alessandra Ivaldi (Italia)

Studi: Lingue straniere per la comunicazione internazionale

Lingue: Italiano, inglese, tedesco, francese

L’Europa è… un patrimonio culturale.

Questo articolo è tradotto anche in Deutsch, English, Español, Français, Malti, Nederlands e [Main Site].

Author: Anja

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