La UE e la sua Mafia: una faccenda complicata

Per anni è sembrato che l’Unione Europea si fosse rassegnata a lottare contro la corruzione e la criminalità organizzata. Ora qualcosa potrebbe accadere nuovamente, sebbene dalle parti politiche non ci si possa aspettare molto.

Di  Severin Heidrich / 21.7.2018

Vivere all’interno dell’Unione Europea è considerato in tutto il mondo come un vero e proprio privilegio. Possiamo essere sicuri del fatto che, in via straordinaria, molti dei nostri simili conducano una vita abbastanza soddisfacente. A dire il vero, questo riconoscimento non sempre coincide con le nostre esperienze vissute, in fin dei conti abbiamo anche noi i nostri problemi nella nostra vita quotidiana, che possono pesare molto su di noi. Tuttavia possiamo dire che in questo continente molte cose, che sono di fondamentale importanza per noi, funzionino piuttosto bene. Sfortunatamente, nella maggior parte delle altre nazioni del mondo si possono solo sognare gli standard europei in termini di assistenza sanitaria, di libertà del cittadino, di pace o di disponibilità di posti di lavoro ben pagati, perlomeno è tutto questo ciò che rappresenta la sicurezza europea.

E poi si è verificato un fatto molto spiacevole: nell’ottobre dello scorso anno è scoppiata una bomba sull’ isola di Malta . Nell’auto, che è stata completamente distrutta per la pressione dell’ordigno esplosivo, sedeva Daphne Caruana Galizia. Il pubblico ministero maltese si è espresso subito dopo l’assassinio. Solo pochi mesi dopo questo omicidio, è stato ucciso lo slovacco Ján Kuciak. Entrambe le vittime avevano una cosa in comune: erano due giornalisti. Entrambi, infatti, erano sulle tracce che facevano ipotizzare a delle forme di attività criminale che difficilmente si credevano possibili al giorno d’oggi e che per di più si svolgono in mezzo a noi. Il fatto che hanno perso la vita scuote la coscienza del ruolo dell’Europa come continente sicuro e pacifico.

La battaglia contro la corruzione in Europa si è rilassata

Tuttavia questo choc non riguarda esclusivamente casi isolati, ma anche i difetti del sistema dell’Unione Europea. La resilienza dei dati, per esempio, è fornita dagli attivisti di Transparency International, i quali ogni anno stilano un indice di percezione della corruzione, chiedendo ai cittadini europei le loro esperienze sull’argomento. Il bilancio fa riflettere: la stragrande maggioranza degli stati ha fatto “poco se non alcun progresso” nella lotta percepita come corruzione attuale, sebbene in stati come la Finlandia, i cittadini intervistati non hanno riscontrato grossi problemi. Tuttavia, la UE si trova in media solo al 28° posto, tra le Bahamas e il Qatar.

Avvicinarsi a ciò che i due reporter investigativi hanno portato alla luce vi darà un’idea della dimensione del problema. Ján Kuciak, ad esempio, ha riportato che i funzionari venivano corrotti in modo tale che la mafia italiana potesse far bottino di circa 70 milioni di euro in finanziamenti da Bruxelles. Daphne Caruana Galizia gestiva un blog, in cui ha accennato delle accuse contro la cricca dell’attuale primo ministro, Joseph Muscat. Quanto era rischioso che i lettori fossero a conoscenza di tutto questo? “Quando potremo mettere tutto a tacere?” ha commentato un utente del blog due mesi prima dell’attentato. Due di questi ora sono rimasti in silenzio.

Valetta, Malta

Valetta, Malta. Foto: kirkandmimi | CC0 1.0

Le strutture corrotte sono la forza motrice della criminalità organizzata

Inoltre, la corruzione stessa è di fatto un reato che non solo provoca un notevole danno economico alla comunità, ma rappresenta anche un ulteriore effetto gravoso sulla sicurezza dei cittadini. I gruppi criminali la usano intenzionalmente come uno strumento, ad esempio, apprendendo dalle autorità di sicurezza ciò che gli investigatori sanno di loro e quando è previsto il prossimo round di raid. Inoltre corrompono i funzionari burocratici della commissione urbanistica per ricevere premi per gli appalti pubblici, e impongono tangenti ai giudici per influenzare il contenzioso. L’Ufficio europeo di polizia Europol compie persino un passo in più nella sua valutazione: il crimine organizzato “si infiltra in organizzazioni pubbliche e private per facilitare la loro attività”. Una volta penetrati in queste organizzazioni, anche il loro interesse per garantire una maggiore trasparenza calerà. Ecco perché Transparency International richiede una protezione efficace per i rifugiati, poiché finora non è stata garantita dall’UE.

Secondo un rapporto dell’Ufficio federale di polizia criminale, la criminalità organizzata in Europa è una delle “sfide principali della sicurezza dei nostri giorni”. L’autorità stima il danno economico subìto nel 2016 equivalente a circa un miliardo di euro solo per la Repubblica Federale Tedesca. Le associazioni criminali fondamentalmente fanno qualsiasi cosa che gli permetta di guadagnare dei soldi, e si guadagna piuttosto bene con il traffico di stupefacenti e di esseri umani. I criminali si impegnano con crescente versatilità anche su internet, e il 70% di questi gruppi opera in più di tre paesi, mentre il 10% è più attivo in più di sette paesi, secondo quanto ha riportato l’Europol nell’ultimo rapporto sull’argomento. Per cui la questione si potrebbe definire un problema transnazionale.

La lotta contro la paura

La volontà onesta di combattere la corruzione e la criminalità organizzata nel paese è formalmente un prerequisito per l’accesso nell’UE. Fondamentalmente tutti gli stati europei che siano membri o meno, devono affrontare questi problemi. Tuttavia, la volontà politica dell’Unione Europea, in vista degli sviluppi in corso, ad esempio in termini di nuovo registro lobby UE, l’influenza azero sui politici europei all’interno o la mancanza di comprensione di parlamentari tedeschi all’interno degli obblighi di trasparenza, non può essere messa in discussione senza una ragione ben precisa. Sarebbe molto più opportuno che la stampa agisca attivamente in questa circostanza. Tuttavia la stampa, solamente da quando sono avvenuti gli omicidi dei due giornalisti investigativi, è sempre più dura.

Il rapporto Europol afferma che la criminalità organizzata solitamente tende a evitare i mezzi violenti o almeno si limita a usarli solo contro gruppi ostili nell’ambiente. Troppi eccessi di violenza hanno attirato l’attenzione sulle loro attività, e ciò è particolarmente svantaggioso nel caso dei modelli di commercio illegali. Pertanto, può sorprendere che qualcuno riporti delle segnalazioni indesiderate come gli omicidi. Probabilmente gli attentati dovevano essere intesi come un inequivocabile avvertimento a chiunque ponesse delle domande scomode. La risposta dei giornalisti è chiara: “Non ci lasceremo confondere”, ma la paura è, prima di tutto, una condizione psicologica, e una dichiarazione pubblica non può cambiare tale condizione, che non è affatto favorevole per svolgere il lavoro necessario.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato da eurobull.it. eurobull.it è il giornale della Gioventù Federalista Europea, i cui contenuti vengono ugualmente pubblicati in francese, spagnolo, inglese, olandese e italiano.

Autore

Severin Heidrich (Germania)

Studia: Scienze politiche e Sociologia

Traduttrice

Chiara Balsamo (Italia)

Occupazione: Traduttrice e proofreader

Lingue: Italiano, Inglese, Tedesco e Finlandese

Questo articolo è tradotto anche in Deutsch, English, Français, Malti e [Main Site].

Author: Anja

Share This Post On

Submit a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close