La Gran Bretagna dopo la Brexit: Le speranze infrante dei giovani Europeisti

La Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Europa, una decisione combattuta che ha lasciato frustrati e angustiati molti inglesi, specialmente i giovani. L’autore cerca di descrivere la reazione di quel 48% di votanti che voleva rimanere e come ci si sente ora nella Gran Bretagna post-Brexit.

Di Sarah Robinson / 4.7.2016

Ascoltare i notiziari la mattina di venerdi 24 giugno è stato un momento che non dimenticherò mai. La reazione immediata al risultato è stata di incredulità totale, seguita da una gran dose di rabbia. Rabbia per come l’Europa e il mondo guarderanno la Gran Bretagna adesso, come i seguaci isolazionisti e altezzosi del Partito Indipendentista Britannico. Rabbia per quel 48% di elettori che hanno votato per rimanere nell’UE, che ora verranno disprezzati sul piano internazionale. Rabbia perché, onestamente parlando, non è andata come volevo io. Rapidamente è subentrata la vergogna, e ancora non se n’è del tutto andata.

Sul piano personale, i giorni che sono passati dal Referendum sono stati difficili e preoccupanti. Volevo con tutto il cuore che la Gran Bretagna rimanesse. Volevo che sedesse al tavolo dei grandi e continuasse a contribuire al funzionamento e al sistema costruttivo della cooperazione internazionale che ammiro. Mi ritengo una Europeista, non in senso ironico, visto che ho vissuto in Francia e Germania e ho studiato la loro lingua, letteratura e politica. L’Europa mi affascina e mi ispira, e le loro culture sono diventate familiari per me, confortanti ma allo stesso tempo eccitanti. Non ho mai considerato questa parte di me incompatibile con la politica o l’opinione pubblica britannica, ma questo voto mi ha disillusa al riguardo.

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Se Meeting Halfway è il motto di questo gruppo di traduttori europei, allora sembra che la Gran Bretagna abbia scelto ‘Me First’ come suo motto. Che la Gran Bretagna si sentisse ostile, a volte anche superiore, nei confronti dell’Europa non è una novità: si prenda ad esempio il famoso titolo di un giornale inglese dei primi anni del 20° secolo: ‘Fog in the channel, Continent cut off.’ (‘Nebbia nel canale, Tagliato fuori il Continente’ ndt). Pensavo che questo atteggiamento fosse stato accantonato in Gran Bretagna, come qualcosa che appare in battute e aneddoti, ma mai seriamente.Tuttavia, dal momento che sono sono rimasta sinceramente sorpresa dal voto del 24 giugno, forse sono colpevole di una vergognosa ignoranza, per non essermi accorta di quanto diversamente gli altri nel Regno Unito vedessero l’Europa e le sue istituzioni.

I miei amici e colleghi europei hanno mostrato un sincero sconcerto per il risultato del Referendum. Leggendo le risposte delle nazioni europee che considero come seconde famiglie e culture, è sopraggiunto un senso di impotenza. Penso che non stiamo riuscendo a trasmettere loro quanto la giovane generazione del Regno Unito volesse rimanere e partecipare all’UE (il 73% dei votanti tra i 18 – 24 anni ha scelto di rimanere.) Se c’è una cosa che spero che i nostri vicini europei capiscano da ciò, è che i giovani inglesi hanno fortemente supportato il “Remain”.

Nel mezzo di questo temporaneo caos politico ed economico, tra tante persone, specialmente tra i giovani, quasi a prescindere dalla loro ideologia politica, è emerso un aspetto di unità collettiva: quello di svegliarsi e non riconoscere appieno il Paese in cui vivono. Ciò non si limita al semplice fenomeno del “giorno dopo”. Il Regno Unito sembra un Paese diverso da prima del Referendum, cosa che è, certo, realisticamente impossibile. Questo referendum ha rivelato alcune caratteristiche del mio Paese che non sapevo esistessero. C’è molto da fare per migliorare la vita delle persone, per riconoscere il loro scontento politico e coinvolgerle per risolverlo. Aver capito almeno questo è forse una tenue nota positiva in una devastante tempesta.

C’è una lunga lista di elementi opinabili cui far fronte nello scenario post referendum in Gran Bretagna. C’è un senso di impotenza e frustrazione verso un referendum che i cittadini inglesi non hanno chiesto, o addirittura, del tutto pensato. C’è il fatto che ho detto la mia e che la mia non è bastata. Aver compiaciuto Donald Trump è insopportabile. Essere stati sostenuti da Marine Le Pen forse ancora di più. Ma ciò che conta ora è adeguarsi alla decisione che ha vinto democraticamente e organizzarci per limitare il danno da essa apportato.

So che sul piano personale le cose non cambieranno molto per me. Continuerò a viaggiare in Europa, ad esserne ispirata e a trarne insegnamenti e trovo difficile immaginare di smettere. Ma il fatto che la politica del mio Paese ora non sia allineata con le mie convinzioni personali continuerà ad essere irritante.

Quando il tuo paese va avanti e fa qualcosa senza di te, qualcosa che riguarderà te e i tuoi coetanei soprattutto, diventa difficile stemperare il senso di disagio e risentimento. Spero che questo sentimento iniziale si plachi al punto da permetterci di contribuire costruttivamente a plasmare le nuove relazioni della Gran Bretagna con l’UE. Questo periodo potrebbe rivelarsi incerto per la Gran Bretagna e, tristemente, anche per l’Europa, ma il fatto che la stragrande maggioranza dei miei coetanei abbia votato come me mi fa sperare nel futuro, un futuro in cui potremo lavorare insieme per essere più vicini all’Europa di quanto i sempre minori ‘Brexiteers’ sembrino volere.

 

Autore

Sarah Robinson (Inghilterra)

Studi: Francese e Tedesco e Letteraturaench and German Language and Literature

Lingue: Francese, Tedesco, Inglese

L’Europa è… complessa e inestimabile

Illustrazioni

Luzie Gerb (Germania)

Studi/Lavoro: Storia dell’Arte, Educazione Artistica e Scienze Culturali comparate

Lingue: Tedesco, Inglese, Svedese, Francese

L’Europa è… un luogo pieno di magia, di persone e di storie interessanti

Blog: luzie-gerb.jimdo.com

Traduttrice

Francesca La Russa (Italia)

Studia: Linguistica

Parla: Italiano, Inglese, Francese

Correttrice

Laura Barberis (Italia)

Studi/Lavoro: Teorie e tecniche della mediazione interlinguistica

Lingue: Italiano, Inglese, Spagnolo e Francese livello base

Questo articolo è tradotto anche in Català, Deutsch, English, Español, Français, Malti, Slovenčina e [Main Site].

Author: Anja

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